Per un viaggio nella Calabria inedita

Identità valore aggiunto per servizi di qualità e innovativi
Sta tutta qui l’ispirazione ideale e l’ambizione anche commerciale di questo progetto imprenditoriale illuminato e competitivo, perché intriso di cultura e identità: riuscire a suscitare nel viaggiatore la curiosità, l’interesse ulteriore a scoprire ed a vivere, durante e tutt’attorno al pernottamento garantito con servizi di elevata qualità, innovazione, accessibilità e sostenibilità ambientale, quella Calabria spesso inedita ed inesplorata, per questo extra-ordinaria, annidata nei diversi territori della regione.
Non dobbiamo inventarci nulla, è tutto sotto i nostri occhi: dal Codex a Lilio, da Epeo a Sybaris, da Palatino a Pitagora

Le diverse esperienze di successo nazionali ed internazionali, con destinazioni turistico-esperienziali costruite su MID esistenti, ricostruiti o addirittura inventati, dalla Casa Natale di Picasso a Malaga al Castello di Dracula in Transilvania, da Nessie il Mostro di Lochness in Scozia al Balcone di Romeo e Giulietta a Verona solo per citarne alcuni, restano la conferma più eloquente ed inconfutabile che se governati con consapevolezza e visione imprenditoriale i marcatori identitari distintivi possono rappresentare, numeri alla mano, un motore economico formidabile.

Anche Ambrosia Room & Apartment parte da questa evidenza, da questo algoritmo per la progettazione turistica competitiva: puntare sui MID che abbiamo e che non dobbiamo inventarci, come Nessie a Lochness! – Dal Codex Purpureus Rossanensis (Il più antico manoscritto greco sulla vita di Cristo) con al suo interno la più antica miniatura de L’Ultima Cena (Tavola V del Codex Purpureus Rossanensis: un unicum per valore storico e artistico) a Palatino (il Calligrafo di Rossano più celebre del Rinascimento ed il carattere informatico, a lui dedicato, tra i più usati al mondo). – Da Luigi Lilio da Cirò (l’inventore dell’attuale Calendario Gregoriano usato nel mondo) al Pathirion (lo Scriptorium più ricco ed importante del Sud normanno) al Teorema di Pitagora (elaborato nella Scuola Italica a Kroton circa 2500 anni fa). – Da Francesco da Paola (il Santo che più si è distinto in ambito diplomatico) a Nilo da Rossano (l’ultimo Santo prima dello scisma della Chiesa tra Oriente e Occidente); da Sybaris (la Capitale magnogreca del lusso in cui nacque il brevetto, per una ricetta gastronomica); fino ad Epeo (il costruttore del celeberrimo Cavallo di Troia e seppellito con la sua ascia nell’Alto Jonio cosentino).
MID

Marcatori Identitari Distintivi

Codex Purpureus Rossanensis

Il più antico manoscritto greco sulla vita di Cristo

Un unicum al mondo (Patrimonio Documentario Umanità – Unesco)

Manoscritto onciale greco datato nel tempo tra il V e il VII secolo, di straordinario interesse dal punto di vista sia biblico e religioso, sia artistico, paleografico e storico che documentario, il Codex Purpureus Rossanensis (o Rossanensis), a differenza di tutti gli altri codices purpurei più o meno coevi e di cui vi è traccia (il Genesis di Vienna, costituito da 26 fogli di cui 24 miniati e custodito nella Biblioteca Nazionale Austriaca di Vienna; il Frammento o Codice Sinopense, costituito da quarantaquattro fogli e cinque miniature e custodito nella Biblioteca Nazionale di Parigi; il Codex Purpureus Petropolitanus o Code N, custodito a San Pietroburgo, Londra, Atene e altre biblioteche del mondo e il Codex Beratinus Purpureus, composto da 190 fogli senza figure miniate e custodito a Tirana), è considerato un unicum al mondo ed un capolavoro dell’arte evangelica inserito nella lista internazionale dei manoscritti rari ecclesiastici. È sicuramente un marcatore identitario distintivo (MID) per le seguenti caratteristiche:

LE 14 MINIATURE – pur rappresentando la parte conservata con molta probabilità la metà circa dell’intera opera originaria (esemplare, in uno o due volumi, dei quattro Vangeli), i 188 fogli (e 376 pagine) di cui esso è oggi costituito sono impreziositi da quattordici miniature (raggruppate in modo distinto rispetto al testo), dipinte su pergamena. Di queste dodici raffigurano eventi della vita di Cristo, una fa da titolo alle tavole dei Canoni andate perdute e l’ultima è un ritratto di Marco, che occupa l’intera pagina;

IL PIÙ ANTICO MANOSCRITTO GRECO SULLA VITA DI CRISTO – offrendo le sue miniature in un continuum esclusivamente visuale, come una serie di affreschi sulle mura di un’antica basilica cristiana, di cui rimangono esempi ben noti risalenti al periodo tra il IV e il VI secolo, il Rossanensis presenta i resti di un indipendente ciclo di miniature relative alla vita di Cristo, il più antico rimasto in un manoscritto greco;

LA MAIUSCOLA TONDEGGIANTE UNICA NEL SUO GENERE – nel contestocomplessivo della scrittura (aurea per il titolo e per le tre righe iniziali della prima pagina di ciascun vangelo, argenteo per tutto il resto) in cui è vergato il testo dei Vangeli, ovvero la cosiddetta maiuscola biblica (forme grafiche che si caratterizzano a partire dal tardo II secolo d.C., definendosi in norme precise già nel III e resistendo nelle pratiche librarie fino al IX secolo, sia pure con differenziazioni interne, geografiche e cronologiche), la maiuscola adoperata a pagina 241, nel ritratto di Marco, per la didascalia e sul rotolo che l’evangelista sta scrivendo è una maiuscola definita tondeggiante, molto elementare, semplice e dal carattere tutto artificiale che non trova riscontro in manufatti né tardo-antichi né di età medio e tardo-bizantina;

L’UNICO AD ESSERE MUSEALIZZATO e, quindi, fruibile al pubblico (gli altri sono conservati in biblioteche);

Ad oggi l’UNICO BENE UNESCO IN CALABRIA – nella seduta del 9 ottobre 2015 il Comitato Consultivo Internazionale UNESCO, riunitosi ad Abu Dabi, ha decretato l’iscrizione del Codex Purpureus Rossanensis quale Patrimonio Documentario dell’Umanità nel registro della Memory of the World.

 

LA PIÙ ANTICA MINIATURA DE L’ULTIMA CENA Tavola V del Codex Purpureus Rossanensis: un unicum per valore storico e artistico

 

 

Al suo interno, il Codex Purpureus Rossanensis conserva con molta probabilità la più antica rappresentazione dell’ultima cena (Tavola V del Codex); le più antiche rappresentazioni di un’aula di tribunale (Tavole XIII-XIV del Codex); la più antica rappresentazione dei 4 Evangelisti (Tavola IX); il più antico notturno della storia dell’arte cristiana (Tav. VII).

I giganti di Pietra

Le sculture preistoriche più grandi d’Europa

Alti 5 e 7 metri, i due giganti di Campana potrebbero rappresentare il caso archeologico più antico al mondo. Un mistero che affonda le radici nel Neolitico e suggerirebbe l’eclatante scoperta dei primi scultori del continente.
Dietro ai megaliti di arenaria raffiguranti l’elefante dalle lunghe zanne cavalcato da un uomo e il Ciclope o Guerriero seduto in trono potrebbe esserci la straordinaria abilità di una civiltà antica, ancora non identificata, capace di modellare la pietra. Le colossali sculture litiche sono comunque uniche e straordinarie e non avrebbero eguali per maestosità. Sulla loro origine e natura sono state espresse tesi diverse.
Quella più affascinante, avvalorata anche dal rinvenimento da parte della Sovrintendenza della Calabria nel 2017, sulle sponde del Lago Cecita in Sila, a 20 chilometri in linea d’aria dal sito in questione dell’Incavallicata, il fossile completo (con zanne e corpo intatti) di un Elephas Antiquus (MID/Elephas Antiquus), specie estintasi circa 11.000 anni fa, e di suppellettili di uomini delle caverne rinvenuti nel territorio, è quella dell’architetto Domenico Canino che appunto le fa risalire ai popoli italici della fine del Paleolitico.

Palatino

Il calligrafo di Rossano più celebre del Rinascimento

Il carattere informatico (a lui dedicato) tra i più usati al mondo

Uno dei caratteri tipografici che ha avuto più successo, tra i più usati al mondo ha origini calabresi. Il Palatino, creato nel 1948 da Hermann Zapf, amato per la sua armonia, l’equilibrio delle misure, per l’eleganza è un omaggio a Giambattista Palatino celebre letterato, calligrafo e copista del Rinascimento nato a Rossano (attuale Corigliano-Rossano). “Lo scrivere in ſorma è quello, che per mezzo delle sacre lettere ci fa conoscere Iddio” scrisse Palatino nel “Libro nuovo d’imparare a scrivere”, pubblicato a Roma nel 1540. Esso ben rappresenta lo spirito con cui elaborò la raccolta di modelli calligrafici più famosa e stampata della storia, considerata uno dei maggiori testi di riferimento della comunicazione moderna. Palatino fu rivoluzionario: introdusse una nuova prospettiva superando il concetto di impiego pratico della scrittura. Si distinse dai suoi contemporanei per la disposizione artistica con cui affrontò la materia, per l’attenzione rivolta alla qualità delle incisioni, agli sviluppi grafici delle lettere non solo dell’alfabeto prettamente latino ma anche delle lingue europee di quei tempi, da quella francese a quella fiamminga. Indagò persino gli alfabeti non latini, dagli idiomi ebraici all’illirico.

Sviluppò i segni delle cifre e della crittografia usata in campo diplomatico e creò numerose lettere stravaganti, come la mancina o la lettera antica tonda. L’acume e la genialità di Palatino lo portarono a primeggiare negli ambienti letterari più raffinati dell’epoca di Rossano, come la famosa Accademia dei Naviganti e di Roma dove frequentò come membro anche l’Accademia dello Sdegno. Papa Pio IV volle affidare a Palatino l’incisione della scritta sopra l’arco centrale di Porta del Popolo.

Luigi Lilio da Cirò

L’inventore dell’attuale Calendario Gregoriano

 

È il progettista della riforma del calendario ancora oggi quasi universalmente adottato: il medico e matematico Aloysius Lilius, Luigi Lilio, calabrese di Psycròn, oggi Cirò, nato nel 1510.

La modifica attuata dal Calendario Gregoriano, ufficialmente entrato in vigore il 15 ottobre 1582, a seguito dell’emanazione della bolla “Inter Gravissimas” di Papa Gregorio XIII (da cui prese il nome), si era resa necessaria per una piccola imperfezione di calcolo (circa 11 minuti e 14 secondi annui in più) che presentava il precedente Calendario Giuliano (promulgato da Giulio Cesare nel 46 a.C.) ma che, nel lungo periodo, aveva determinato un significativo scarto di tempo.

Infatti, l’anno solare non dura 365 giorni e 6 ore, come prevedeva il Calendario Giuliano, bensì (con precisione al secondo) 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 46 secondi. Il non aver tenuto conto, per secoli, di tale piccolo scarto, aveva fatto avanzare il computo dei giorni di 10 unità. Tra le numerose proposte, la commissione di esperti, nominata da Gregorio XIII, (della quale vi faceva parte Vincenzo Lauro, di Tropea, astronomo e medico, vescovo di Mondovì e consigliere teologico) scelse quella elaborata dal medico e matematico calabrese Aloysius Lilius. L’ingegnoso progetto di riforma del calendario elaborato da Luigi Lilio permetteva di mantenere l’equinozio di primavera in una data fissa e certa, il 21 marzo, e consentiva di determinare con precisione la data della Pasqua (ragione primaria per cui la Chiesa si era assunta l’incarico di mettervi mano).

Tale riforma stabiliva: primo, di cancellare letteralmente dal calendario i giorni compresi tra il 5 e il 14 di ottobre del 1582, per recuperare il tempo perduto; secondo, levare l’anno bisestile in alcune occasioni, quelli centenari, eccetto quelli multipli di 400, per impedire l’accavallarsi di errori negli anni a seguire.

Francesco da Paola

Il Santo che più si è distinto in ambito diplomatico

Tra i personaggi della Chiesa più influenti tra l’Umanesimo e il Rinascimento

San Francesco di Paola è stato tra i personaggi della Chiesa più influenti per le sue abilità politiche nella piena transizione tra l’Umanesimo e il Rinascimento. Nella Bolla di canonizzazione del primo maggio 1519 Papa Leone X lo indicò come “l’uomo inviato dalla Provvidenza per far luce fra le tenebre che avvolgevano il suo tempo”. Seppe tenere testa ad uno dei re più spietati del tempo, Ferdinando d’Aragona, il quale dovette riconoscere e accettare il prestigio che il Santo godeva presso il popolo e le corti. Grazie alla sua intercessione si affievolirono le tensioni tra Luigi XI e Papa Sisto IV nell’ambito del concordato del 1472. Fu continua la sua opera di mediazione tra il Papa e il Re di Francia in un epoca a dir poco turbolenta, tanto che portò in seguito gli stessi a convergere sulla questione dell’interdetto contro la Repubblica di Venezia del 1483 intenzionata a portare avanti le sue antiche rivendicazioni contro gli Aragonesi. San Francesco ebbe un ruolo anche nel delicato processo che portò all’annessione della Bretagna al regno di Francia sostenendo le nozze di Carlo VIII e la duchessa Anna di Bretagna, avvenute nel 1491. Si attivò alla corte di Francia anche per la restituzione alla Spagna del Rossiglione, nel 1493. San Francesco fu attivissimo protagonista della sua epoca, il calabrese carismatico che determinò alcuni degli eventi più cruciali nell’Europa turbolenta del Cinquecento. Una figura di spicco del tardo Medioevo italiano, tanto da avere ispirato Victor Hugo che lo inserisce come protagonista antagonista di Torquemada nel celebre omonimo dramma in quattro atti.

Pathirion

(Abbazia di Santa Maria del Patire)

Lo Scriptorium più ricco ed importante del Sud normanno (Montagna di Corigliano-Rossano)

Tra l’XII fino al XV secolo, la Calabria ospita uno dei più ricchi e importanti monasteri dell’Italia meridionale. Il Pathirion, l’Abbazia di Santa Maria del Patire fondata da Bartolomeo di Simeri nel 1095 in località Ronconiate, è stato uno dei centri più prolifici per la maggiore attività della Regola basiliana ad opera dei monaci amanuensi: lo studio e la copia degli antichi testi sacri e laici. Lo scriptorium, spazio dedicato a queste attività, è stato il più ricco e importante del Meridione, dotato di una delle più corpose biblioteche dell’epoca, si distinse per il suo stile. Identificato come “Stile di Rossano” dagli studiosi nei manoscritti datati dal 1086 al 1126 in possesso della Biblioteca Vaticana, si tratta più di uno stile di manoscritto che di sola scrittura ed attribuito alla mano del fondatore stesso, Bartolomeo, che operò come copista nel primo decennio del XII secolo. Come descritto da Santo Lucà, tra i massimi esperti di paleografia greca e facente parte dell’Associazione Italiana di Studi Bizantini, tali caratteristiche tipiche “sono l’uso dell’inchiostro pallido; l’uso prevalente di certi sistemi di rigatura delle pagine, talvolta rinforzati a matita; fascicoli di otto fogli (“quaternioni”) con lato carne all’esterno e numerazione al primo recto e all’ultimo verso di ogni fascicolo (caratteristiche assai tipiche dei manoscritti bizantini); la semplice decorazione in rosso carminio realizzata con la tecnica della “riserva” ( “sagoma inversa”)”. Ma il tratto più distintivo è l’abitudine di porre l’accento acuto su una vocale iniziale indifferentemente prima o dopo lo spirito che la accompagna. Alcuni dei manoscritti che riportano questo stile sono custoditi anche nell’Abbazia di Grottaferrata (MID/San Nilo).

Il Teorema di Pitagora

Elaborato nella Scuola Italica a Kroton circa 2500 anni fa

Pietra miliare della speculazione filosofica e scientifica

 

Crotone potrebbe annoverarsi tra i maggiori poli del Mediterraneo dove nasce la cultura moderna occidentale. Nella colonia magnogreca Pitagora, il filosofo semidio, creò la scuola che influenzò profondamente la sfera del Pensiero. Dinnanzi allo specchio dello Ionio fiorirono teorie così rivoluzionare da impregnare lo sviluppo delle scienze moderne nei secoli successivi. Tra queste, il Teorema di Pitagora è il più celebre, pietra miliare della speculazione filosofica dell’epoca insieme ad altre clamorose intuizioni, dalla teoria del numero come essenza di tutte le cose a quella del cosmo precorritrice della scoperta copernicana al concetto di metempsicosi.

Sull’esistenza di Pitagora a Crotone Bertrand Russell nella Storia della filosofia occidentale ne fa la più compiuta ricostruzione.

Nilo da Rossano

L’ultimo Santo prima dello scisma della Chiesa tra Oriente e Occidente

Tra i capi carismatici più influenti nel passaggio tra primo e secondo millennio

 

Figura emblematica del monachesimo italo-bizantino, San Nilo è stato tra i capi carismatici più influenti nell’epoca di passaggio tra il primo e il secondo millennio. Il monaco di Rossano fu il fondatore dell’abbazia greca di Grottaferrata, monumento monastico di straordinaria importanza perché l’ultimo dei monasteri italo-bizantini del Medioevo e l’istituzione italogreca più importante dell’Occidente cristiano. È infatti rimasta l’unica realtà monastica orientale in Occidente che conserva ancora il rito bizantino-greco e le tradizioni monastiche delle origini, ab antiquo, cioè quelli vigenti ancora prima del Grande Scisma che portò, nel 1054, alla separazione delle Chiese di Roma e di Costantinopoli. Il luogo stesso, donato da Gregorio Tuscolo, in cui San Nilo fondò il movimento monastico Theotokos e volle costruirvi la Badìa conferisce ulteriore fascino a questo personaggio. Secondo una ipotesi largamente sposata tra il XVIII e il XIX secolo, coinciderebbe con il sito dove sorgeva la villa tuscolana di Marco Tullio Cicerone. La stessa biografia del monaco calabrese, il Bios scritta dal discepolo Bartolomeo di Rossano, è un’opera unica, considerata il capolavoro agiografico dell’Italia bizantina, fonte di inestimabile valore sullo scenario monastico di quell’epoca, sulla provincia itaoliota e sull’ambiente culturale di Rossano.

San Nilo occupa un posto di rilievo nell’ellenismo italo greco del X secolo. Fu scriba, protocalligrafo e filologo. Si dedicò ad un’intensa attività libraria, vero e proprio scriptorium itinerante poiché vergò molti libri tra le montagne del Mecurion e il monastero di S. Adriano a San Demetrio Corone, che fece diventare allora uno dei massimi centri di produzione culturale, e poi durante il peregrinaggio causato dalle incursioni saracene a Capua, a Cassino, a Roma e infine a Gaeta. Il Santo inventò uno stile di scrittura in minuscolo, il “piccolo stile rotondo-quadrato” o “minuscola della scuola niliana”, fitto, compatto con rapporto omogeneo tra altezza e larghezza, che diede origine a numerosi filoni di scrittura.

Sybaris

La Capitale magnogreca del lusso in cui nacque il brevetto, per una ricetta gastronomica

L’aggettivo Sibarita (persona di gusti raffinati) riconosciuto in tutte le lingue del mondo

 

Fu Protagora, considerato il fautore della Democrazia, a comporre la legislazione della Sibari ricostruita. Indiscusso il primato della città nel diritto internazionale.

Sybaris seppe conquistarsi un posto di preminenza nello scenario globale di allora grazie alla capacità di stringere accordi, come quello con i Sirdaioi. È stata, infatti, la prima in assoluto ad esercitare l’arte della diplomazia e a firmare il primo accordo internazionale della storia, rinvenuto negli scavi di Olimpia. Illuminata, proiettata nel futuro, ha fatto dell’accoglienza la sua crescita culturale, economica e politica, diventando così la prima città multirazziale, multietnica (inglobò ben quattro etnie) della storia e quindi la più popolosa arrivando a toccare i trecentomila abitanti, come riportato anche da Strabone. Il culto del piacere, diventato leggendario, portò Sybaris ad inventare anche il primo brevetto della storia legato, appunto, ad una ricetta. Lo storico ateniese Filarco cita una legge del VII a.C. emanata nella colonia per garantire all’inventore di una pietanza il monopolio sull’uso della ricetta. A Sybaris furono fortemente legati infine personaggi famosi. Alla rifondazione come Thourioi volle partecipare Erodoto, definito da Cicerone nelle Leggi (I, 5) il “Padre della Storia”. Lì visse, prendendo la cittadinanza, e vi morì. (MID Tomba di Erodoto). Nella nuova Sybaris si formò anche Lisia, riconosciuto il primo avvocato penalista, le cui straordinarie doti oratorie sono state osannate dallo stesso Cicerone.

Epeo

Inventore del cavallo di Troia

Fondatore della Città di Lagaria (Alto Jonio Cosentino)

 

La Calabria è collegata all’impresa più famosa di tutti i tempi narrata da Omero e Virgilio: la conquista di Troia. Epeo, il realizzatore dell’inganno più celebre della Storia, la scelse come seconda patria. Il falegname originario di Parnasso che costruì il Cavallo di Troia e prese parte all’assalto aprendo da dentro la botola da cui Ulisse e i compagni fuoriuscirono, approdò nella terra degli Enotri dopo la vittoria. Volle stabilirsi nel lembo di costa ionica a nord di Sibari dove fondò la città fortificata di Lagaria (dal nome della madre, moglie di Panopeo) come riportato da Strabone.

Nell’areale di Francavilla Marittima, sotto il Timpone della Motta, si trova la traccia più concreta che attesterebbe la presenza del leggendario ex pugile, scultore nel territorio. Sono stati, infatti, gli scavi condotti da Paola Zancati Montuoro negli anni ’60, oggi custoditi e protetti come Museo e Parco Archeologico di Francavilla Marittima, a rendere plausibile l’esclusiva connessione della Calabria al Mondo Antico e agli eroi dei poemi epici. Un reperto tra tutti rinvenuto dall’archeologa non lascerebbe spazio a ulteriori dubbi. L’ascia ritrovata nel complesso tombale principale fu probabilmente, come viene documentato al Museo, quella con cui Epeo costruì il Cavallo. La posizione del sito, inoltre, coinciderebbe con il luogo in cui Epeo fece erigere l’altare dedicato alla Dea Atena per la riuscita vittoria sui Troiani. L’ubicazione di Lagaria rimane comunque dibattuta, localizzata anche nei pressi di Amendolara o di Valsinni o di Metaponto così come riferiva lo storico romano Giustino a proposito del tempio di Atena in cui i Metapontini erano soliti esibire gli strumenti con cui Epeios avrebbe costruito il Cavallo.

FONTE: Catalogo PROPOSTA DI MAPPATURA PER UNA CARTA DEI 100 MARCATORI IDENTITARI DELLA CALABRIA – Progetto Regione Calabria – Fondazione Calabria Film Commission

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